STORIA DI UNA GIORNATA PARTICOLARE – VENEZIA 72 –

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Si direbbe proprio che quello di ieri sia stato il giorno delle prime volte. Mentre due ragazze italiane vivevano un sogno americano fatto di cemento blu e grafite, dimostrando a chi ancora non l’avesse capito che lo Stivale ha finalmente un posto di prestigio nel tennis che conta, a Venezia veniva sancita quella che non può più essere considerata soltanto una moda passeggera. Con queste premesse, la Giuria, presieduta da Alfonso Cuarón, ha fatto avverare la previsione del direttore del festival Andrea Barbera che, come ha riportato la Stampa, aveva dichiarato che il Sudamerica era pronto a prendere il testimone che negli ultimi anni l’Estremo Oriente aveva custodito gelosamente. Così, ieri sera, un messicano premiava un venezuelano e un argentino…

La prima volta del Venezuela al festival di Venezia non avrebbe potuto essere più eclatante: è proprio l’esordiente quarantottenne Lorenzo Vigas a portare a casa il premio più ambito, il Leone d’oro va a Desde Allà (Da lontano) storia d’amore tra Armando (Alfredo Castro), inespressivo uomo di mezza età, e Elder (Luis Silva), giovane teppista, ambientata nella caotica Caracas. Dieci anni dopo I segreti di Brokeback mountain è ancora un film a tema LGBT a trionfare.
Medaglia d’argento a Pablo Trapero, che al lido di Venezia si era già fatto notare in passato per Mondo Grua, Carancho e Elefante bianco, e al suo El Clan che, trent’anni dopo l’arresto del clan Pucci, ne riprende le vicende stringendo l’obiettivo su Alejandro, figlio di Arquimedes, diviso tra l’obbedienza al padre e il desiderio di guardare al futuro.
Il Gran premio della giuria spetta invece a Charlie Kaufman e Duke Johnson per il film in stop motion Anomalisa. Il titolo è una crasi tra anomalia (metafora dell’amore) e Lisa, donna incontrata casualmente da un conferenziere e che potrebbe cambiare la sua vita.
Il Premio speciale della giuria va a Albuka di Emin Alper, storia di due fratelli che si ritrovano dopo vent’anni in una Turchia degradata.

golinoPer il terzo anno consecutivo la Coppa Volpi resta nel Belpaese, dopo Elena Cotta e Alba Rohrwacher, è Valeria Golino ad aggiudicarsi il premio, per la sua partecipazione al film Per amor vostro di Giuseppe Gaudino. Non è però una prima volta quella della Golino che nel lontano 1986 aveva trionfato grazie a Bruna, protagonista di Storia d’amore diretto da Francesco Maselli.
È il francesce Fabrice Luchini ad aggiudicarsi la Coppa Volpi per la miglior interpretazione maschile per il film L’Hermine di Christian Vincent in cui interpreta Xavier Racine, un giudice togato, famoso per non aver mai emesso una condanna inferiore ai dieci anni di reclusione. Il film si è guadagnato anche il riconoscimento per la miglior sceneggiatura.

 

Passiamo adesso al Premio Orizzonti, riconoscimento tributato a film e registi che si distinguono per originalità nello stile e nei contenuti. È Free in Deed di Jake Mahaffy ad aggiudicarsi il riconoscimento più ambito, miglior film, mentre è Brady Corbet ad essere giudicato miglior regista della categoria per il suo film d’esordio The Childhood of a Leader con protagonista il “vampiro” Robert Pattinson. Il premio speciale della giuria spetta a Boi Neon di Gabriel Mascaro e la miglior interpretazione è quella di Dominique Leborne in Tempête. Il miglior cortometraggio è Belladonna di Dubravka Turic.

Concludiamo citando brevemente gli altri vincitori del festival:
Leone del Futuro, Venezia opera prima Luigi De Laurentiis: The Childhood of a Leader di Brady Corbet;
– Venezia Classici, Miglior documentario sul cinema: The 1000 Eyes of Dr Maddin di Yves Montmayeur;
– Venezia Classici, Miglior classico restaurato: Salò o le 120 giornate di Sodoma (1975) di Pier Paolo Pasolini;
– Leone d’oro alla carriera: Bertrand Tavernier;
– Premio Mastroianni a un giovane attore o attrice emergente: Abraham Attah per Beasts of No Nation.

Eleonora Carrara

 

 

 

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