Recenzione BIG EYES

Tim Burton dirige “Big Eyes” con protagonisti Amy Adams e Christoph Waltz, proponendoci la vera storia della pittrice americana Margaret Keane.
E’ il 1958 e Margaret Ulbrich sta scappando da un matrimonio infelice, insieme alla figlia Jane. 
Arrivata a San Francisco è pronta a cominciare una nuova vita, ma non sa ancora quali difficoltà dovrà affrontare prima di potersi godere una serena quotidianità. 
Margaret è una pittrice che dipinge opere davvero bizzarre: orfanelli dagli occhi grandi e profondi, che tengono in braccio un animaletto domestico. Questi quadri sono per la protagonista come dei figli dai quali fatica a separarsi e che purtroppo non riscuotono successo; infatti, per mantenere se stessa e la piccola Jane è costretta a vendere delle caricature ai passanti della sua bancarella, in cambio di qualche spicciolo.
Un giorno Margaret incontra Walter Keane, un pittore che ha vissuto a Parigi e ne è rimasto talmente colpito da rappresentarne ogni vialetto nei suoi quadri: la donna è convita di aver trovato l’amore, così i due si sposano e vanno a vivere insieme, con la piccola Jane. 
Walter è un ottimo affarista, un uomo intraprendente, sicuro di sé, carismatico e.. molto furbo.

Visto il successo ottenuto dai trovatelli di Margaret, a scapito dei suoi, il signor Keane decide di spacciarsi come l’artista di quei dipinti, convincendo la moglie a tenere il segreto anche con sua figlia. 
Questo successo li porterà a creare una vera e propria galleria di dipinti, i quali daranno il via alla moda dei trovatelli dagli occhi grandi. Walter è convinto che per portare avanti la popolarità sia necessaria una personalità come la sua, tenendo in ombra la moglie e costringendola ad accettare tacitamente questo labirinto di sotterfugi e lasciandola a lavorare tutto il giorno nel piccolo studio della loro casa. Margaret vede scivolare via il suo sogno di pittrice affermata perché plagiata dal marito che è sempre più avido di fama, denaro e visibilità.
Trasferitisi in una villa di campagna, Margaret si sente sempre più isolata dal mondo, ma troverà la forza di reagire quando capirà che i vecchi quadri del marito, non sono altro che dipinti riciclati e che Walter è un bugiardo, un uomo senza talento né sensibilità. Walter si rivelerà un uomo sadico e violento, tanto da far scappare Margaret e la figlia molto lontano dalla sua folle personalità bipolare. 
Per Margaret sarà molto dura smascherare il marito, ma comincerà a fare chiarezza sul loro segreto e finalmente potrà essere riconosciuta come la vera autrice dei trovatelli e di tutti i quadri che il marito aveva sempre dichiarato come propri.
“Big Eyes” non parla solo di Margaret Ulbrich, del suo talento e della sua vita difficile: è lo specchio della società americana degli anni ’60, un periodo in cui la donna doveva ancora compiere il suo percorso di emancipazione e perciò non aveva possibilità di emergere in quanto artista in carriera. 
Questa pellicola ci permette di comprendere la psicologia e la personalità di un’artista che per anni ha sacrificato la propria vita e la propria dignità di donna pur di rendere giustizia ai suoi trovatelli e ai loro grandi occhi, i quali rappresentano lo specchio dell’anima. 
Margaret è il prototipo di donna plagiata e sottomessa al volere di un uomo egoista, la quale riesce a riscattarsi grazie ad una grande forza d’animo, diventando un vero e proprio modello da seguire.
E’ interessante notare come questo film riproponga delle tematiche che il nostro cineclub ha già affrontato la settimana scorsa con la proiezione di Scusate se esisto di Riccardo Milani con Paola Cortellesi e Raul Bova. In entrambe le pellicole, infatti, vediamo due donne poste di fronte ad un bivio: continuare a fare la fame o tentare la scalata al successo. La scelta parrebbe facile se non fosse che c’è un prezzo da pagare. Entrambi i personaggi saranno costretti a celarsi dietro ad una maschera per realizzare i propri sogni e questa maschera è la figura maschile. Paola Cortellesi si finge segretaria del misterioso architetto Bruno Serena mentre Amy Adams, firmando i suoi quadri con il cognome del marito, accetta che egli si prenda il merito del suo lavoro. Se la scelta di affiancare questi film nella programmazione è stata causale questo non ci impedisce di svolgere una riflessione sul ruolo che la donna ha assunto e assume nella nostra società. La questione è aggravata dal fatto che entrambi i film sono tratti da storie vere e, anche se a lieto fine, queste vicende devono spronare ognuno di noi, uomo o donna, a interessarsi a questi argomenti e non fingere mai che non ci riguardino. Perché se oggi possono sembrarci discorsi lontani da noi stessi, domani potremmo essere proprio noi le vittime designate dal sistema.

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