Recensione THE IMITATION GAME

“The Imitation Game” è ambientato in Inghilterra durante la seconda guerra mondiale e racconta la storia del matematico e crittografo Alan Turing, l’inventore della macchina che riuscì a decifrare i codici segreti dei nazisti. 
Il film si è aggiudicato l’Oscar per la migliore sceneggiatura non originale, ad opera di Graham Moore.
Alan Turing, magistralmente interpretato da Benedict Cumberbatch, è un britannico introverso, ma testardo e molto sicuro delle sue capacità da matematico. Nel 1939 decide di mettere le sue conoscenze a disposizione del Regno Unito affinché la guerra finisca il prima possibile: infatti, dopo alcuni tentennamenti del comandante Denniston, diventa membro di un gruppo di matematici al servizio dello Stato. Il loro compito è quello di criptare i messaggi in codice dei tedeschi attraverso la macchina “Enigma”.
Fin da subito è evidente quanto la personalità di Alan non riesca ad adattarsi al lavoro in gruppo, tanto che si troverà più volte ad avere diverbi con i suoi colleghi. Turing è infatti abituato alla solitudine e questo ci è reso evidente dal sovente utilizzo di flashback riguardanti la sua infanzia: era un ragazzo molto solitario, intelligente, ma taciturno e spesso preso in giro per il suo essere diverso dagli altri suo coetane.
Ben presto Turing diventa il portavoce del gruppo di lavoro, anche se spesso si trova in contrasto  con le menti brillanti di Hugh Alexander e Peter Hilton. Lavorano tutti senza sosta ogni giorno, ma la vera sfida inizia quando decidono di inventare una macchina che riesca ad interpretare la chiave di codificazione di tutti messaggi tedeschi, la quale viene cambiata quotidianamente dagli avversari per non farsi scoprire. Per riuscire nell’impresa e, dunque, prevedere gli attacchi nemici, Alan elabora un cruciverba per selezionare le migliori menti dell’Inghilterra. Trova così Joan Clarke, una ragazza giovane, ma incredibilmente adatta per questo incarico segreto. Tra i due scatta la scintilla, pur essendo Alan un ragazzo molto timido e senza esperienze sentimentali. 
La progettazione della macchina, l’ingente somma di denaro richiesta da Alan per poterla sovvenzionare, i lunghi tempi per farla funzionare e l’invidia di alcuni suoi colleghi nei confronti del suo genio solitario lo porteranno ad essere accusato di essere una spia sovietica. 
Da qui in avanti, le difficoltà lavorative si incroceranno a quelle sentimentali: anche se Alan ed i membri del suo gruppo, in seguito diventati affiatati, riusciranno a far funzionare la macchina “Cristopher” portando gli Alleati alla vittoria della guerra, egli ammetterà a tutti di essere omosessuale e pur di rimanere operativo in termini lavorativi accetterà di sottoporsi alla castrazione chimica. 
Alan Turing si suiciderà all’età di 41 anni poiché stanco di dover sopportare la condanna provocata dalla propria identità omosessuale.
“The imitation game” ci fornisce un quadro malinconico sul genio di Alan Turing, che ha nascosto la sua vera identità nell’intento di riuscire ad affermarsi per la sua intelligenza matematica.
Questa pellicola permette a noi spettatori di comprendere quali avvenimenti abbiano contribuito alla fine della seconda guerra mondiale e di guardare con una lente di ingrandimento le vicende legate a Turing ed allo Stato britannico, durante il periodo bellico. 
Inoltre, ciò che lascia stupefatti è la triste evidenza degli avvenimenti successivi all’aver ammesso di essere omosessuale. Il merito di aver contribuito alla fine della guerra con la macchina “Cristopher”, non si è rivelato sufficiente a fargli ottenere un riconoscimento adatto alla portata del suo genio. Tutto il suo operato è stato sopraffatto dallo sgomento della società e delle autorità di fronte alla sua omosessualità.
Anche questo film, dunque, si può ricollegare a quanto abbiamo già detto relativamente alle sorti dei personaggi interpretati da Paola Cortellesi e Amy Adams. Uno dei leitmotiv del film, infatti, viene esplicitato da una battuta che viene ripetuta più volte: a volte sono le persone che nessuno immagina possano fare certe cose , quelle che fanno cose che nessuno può immaginare. Il concetto è assolutamente pertinente per questa riflessione, Alan Turing è un emarginato, ha un carattere che difficilmente risulta gradito ai più, è arrogante e, come se non bastasse, è un omosessuale, condizione penalmente punibile in Inghilterra sino al 1967. Quello che lui fece per il suo Paese ha dell’incredibile ma fu costretto a tenerlo per sempre segreto e viene da pensare che poco sarebbe cambiato se le persone fossero state a conoscenza del contributo che aveva dato alla Nazione. La situazione per gli omosessuali sarebbe stata critica ancora a lungo ma di questo parleremo nel dettaglio con la prossimo recensione, dedicata a Pride, splendido film di Matthew Warchus che non ci siamo lasciati sfuggire per la nostra rassegna estiva.

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