Recensione BANANA

L’ultimo film della nostra rassegna estiva è Banana, uscito nelle sale il 15 gennaio 2015 e diretto dall’esordiente Andrea Jublin, reduce di una nomination agli Oscar per il corto Il Supplente.
Con Banana si resta in ambito scolastico, il protagonista della vicenda è Giovanni alias Banana, un ragazzino di 14 anni con due grandi passioni: il calcio e una svogliata compagna di classe che si chiama Jessica e siamo sicuri di non sbagliare dicendo che entrambi gli amori sono a senso unico. Giovanni è infatti il portiere delle partite improvvisate con gli amici dove essere portiere significa essere “quello scarso” come ben sanno tanti coetanei del nostro personaggio.

Egli però non demorde e ogni volta, immaginando uno stadio ricolmo di tifosi scalpitanti, tenta quella giocata che potrebbe cambiare la sua vita e che puntualmente fallisce. Banana però non smette di sognare, a dispetto di quel nomignolo un po’ cattivo affibbiatogli dai compagni di squadra e di quel pallone che ogni volta supera la recinzione e gli viene restituito tagliato dal misterioso inquilino della casa di fronte al campetto. Con Jessica le cose non vanno meglio, come gli fa notare anche la sorella Emma, lei è troppo per lui e, come se non bastasse, sta per essere bocciata, fatto che impedirebbe al giovane di vederla ogni mattina in classe. C’è solo un modo per evitare che l’inevitabile accada: aiutarla a superare verifiche e interrogazioni, in particolare Jessica dovrà superare il giudizio implacabile della terribile professoressa Colonna, donna di mezza età depressa e cinica. È una missione impossibile ma Banana vive e gioca alla brasiliana, sempre in attacco. In un mondo di catenacciari lui è l’unico a credere ancora in un sogno.
A dispetto del titolo e del protagonista, Banana non è solo una commedia, è un film amaro che racconta l’Italia di oggi, un Paese dove nessuno crede più a niente a prescindere dal sesso o dall’età. Jessica è sfiduciata dalla vita tanto quanto i genitori di Giuseppe o la terribile professoressa mentre Emma, la geniale sorella del protagonista, decide di mettere i suoi sogni in un cassetto per seguire un uomo che nemmeno ama e per fare un mestiere che non le interessa. L’intero film ruota intorno ad una mai banale domanda: “che cos’è la felicità?”, domanda a cui solo il protagonista sembra capace di dare risposta. La felicità “è una cosa che se proprio la vuoi la devi andare a prendere” scrive Banana nel suo tema ma chi in questa Italia ha ancora la forza di farlo?
Due motivi mi spingono a consigliarvi la visione di questo film, magari con noi il 29 luglio in quel di Boretto. Il primo è legato alla splendida galleria di personaggi che Jublin ha costruito con il suo lungometraggio. Oltre all’interpretazione di Marco Todisco – Banana, si distinguono in particolare Anna Bonaiuto, l’attrice che offre il suo volto alla professoressa Colonna e Camilla Filippi che interpreta Emma, emblema dell’insicurezza e dell’instabilità in cui molti di noi in questi tempi sono chiamati a destreggiarsi. Al contempo vi invito a vedere film perché si tratta di una di quelle opere capaci di far ridere e riflettere allo stesso tempo e che manda a casa lo spettatore con un importante quesito in testa: “sono un brasiliano o un catenacciaro?”

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