Recensione INTERSTELLAR

Dopo l’opera intima di Eugenio Derbez, il terzo appuntamento della rassegna “I Love movies” si concentra su uno dei giganti di Hollywood anche se tecnicamente si tratta di un inglese ovvero Christopher Nolan, autore di opere conosciutissime come Memento, Inception, The illusionist e soprattutto la trilogia di Batman che ha saputo risollevare le sorti di Gotham City e di tutti i suoi abitanti. Oggi però non parliamo del cavaliere oscuro ma in un certo senso sempre di supereroi. Nel 2013, affascinato dalle teorie di Kip Thorne, un fisico della Caltech, Nolan decide di lanciarsi in un nuovo progetto a dir poco ambizioso: Interstellar, film di fantascienza uscito nelle sale italiane nel novembre 2014.
Nel 2067 una misteriosa malattia, nota come Piaga, ha trasformato il panorama terrestre, distruggendo i raccolti e rendendo sempre più ardua la sopravvivenza. Un giorno Cooper, ex-pilota della NASA convertitosi in contadino, scopre, insieme alla figlia Murphy, l’esistenza di una base segreta della NASA guidata dal professor Brand. Quest’ultimo parla ai suoi ospiti dell’esistenza di un wormhole (varco spazio-temporale) che porta a nuovi pianeti che potrebbero diventare la nuova dimora per l’umanità superstite. Il professore chiede a Cooper di pilotare l’astronave Endurance con un équipe di scienziati per scoprire se la vita è possibile fuori dalla Terra. La missione comporta notevoli rischi ma Cooper decide di partire contro la volontà della figlia pur promettendole che un giorno riusciranno a rincontrarsi.

Si potrebbe indugiare a lungo (e così è stato fatto) sul talento di Christopher Nolan e sulle ambizioni di un film come Interstellar che, pur con le sue imprecisioni scientifiche (di cui si è disquisito persino nelle aule universitarie), aspira alle vette del genere, equiparandosi al capolavoro di Kubrick, “2001: Odissea nello spazio”. Ci interessa di più, in questa sede, capire quanto Interstellar sia in linea con i temi della rassegna che vi stiamo presentando. Un concetto che sottende la pellicola a mio avviso degno di nota è la debolezza umana che non di rado si trasforma in un sentimento equiparabile all’egoismo. (ATTENZIONE: SPOILER ALERT!!) Perché il dottor Brand non rivela alla figlia Amelia i veri esiti della sua ricerca? Perché il dottor Mann non si fa scrupoli a perseguire i propri scopi anche a costo di mettere fine a quella che forse è l’unica speranza per l’umanità? Perché Tom (il figlio di Cooper) non vuole provare a curare il suo unico figlio? E per finire perché Cooper va nello spazio? Egli non fa mistero del disprezzo che nutre nei confronti della monotona vita da fattore e viene da chiedersi se non sia questo il vero motivo che l’abbia spinto ad imbarcarsi sull’Endurance. Esattamente come Ulisse, egli non è stanco di avventure, il suo passato da astronauta ha lo stesso effetto del canto di una sirena e, con la “scusa” di salvare il mondo, Cooper parte lasciando al figlio il suo furgone e a Murphy una promessa che, per tutto il tempo del film, ci chiederemo se sarà capace di mantenere. Solo alla fine dell’opera si capisce che, in un mondo che ha ancora bisogno di eroi, la nostra più profonda ammirazione va a Murphy che, divenuta una scienziata di successo, ha dedicato la sua intera vita all’equazione che avrebbe dovuto permettere di traghettare l’umanità superstite verso la sua nuova casa.

Consiglio vivamente la visione di questo film così come di tutti quelli che abbiamo presentato nella nostra rassegna perché a dispetto del genere che lo contiene, la fantascienza, tipicamente rifugio dei nerd e quindi da sempre considerato prodotto di nicchia, Interstellar ha le movenze di un kolossal che pur nella sua immensa durata non stanca lo spettatore regalandogli momenti di puro spettacolo (in generale l’esplorazione dei pianeti e le sequenze ambientate nello spazio tolgono il fiato) anche grazie a una splendida colonna sonora prodotta, non  a caso, da uno dei più grandi del mestiere: Hans Zimmer che già si era occupato di “filmetti” come Thelma e Louise, Il Gladiatore, Il re Leone e Pirati dei Caraibi.

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