Recensione Due giorni e una notte

Un film di Jean Pierre e Luc Dardenne
Con Marion Cotillard, Fabrizio Rongione Drammatico, durata 95 min. – Belgio, Francia, Italia

Sandra, dipendente di una piccola azienda di pannelli solari, vorrebbe ricominciare a lavorare dopo sei mesi di assenza dovuti alla depressione. Nel frattempo però il lavoro è stato riorganizzato e il proprietario della fabbrica propone ai dipendenti una scomoda alternativa: riprendere Sandra in azienda o accettare un bonus di 1000 €. La votazione iniziale è pressoché unanime anche a causa delle pressioni esercitate dal capo reparto ma Juliette, amica della protagonista, non si dà per vinta: si impone perché la votazione venga ripetuta lunedì mattina e sprona Sandra a parlare faccia a faccia con ognuno dei suoi colleghi al fine di convincerli a cambiare il proprio voto. Ed è così che la donna trascorrerà le 48 ore forse più umilianti della sua vita. Bussando di casa in casa, la telecamera ci porta a conoscere le vicende di uomini e donne che ogni mese lottano per sopravvivere, persone per le quali 1000 € possono fare la differenza e che, di fronte a Sandra, dovranno fare i conti con la propria coscienza …

I fratelli Dardenne, con questa prova, dimostrano di sapere come raccontare una storia. Altri, nel trattare una tematica attuale e allo stesso tempo abusata come quella del lavoro, sarebbero facilmente caduti nel pietismo e nella banalità. La trama del film non potrebbe essere più semplice ma è nella capacità di mettere in scena la debolezza umana che sta l’eccezionalità di quest’opera. Due giorni e una notte potrebbe essere un valzer, tanto è ripetitivo e sempre uguale a se stesso pur senza annoiare mai lo spettatore. Le parole che Sandra rivolge di volta in volta ai suoi colleghi diventano una filastrocca che si imprime nelle nostre menti così come le loro risposte, mai decise, sempre al confine tra solidarietà ed egoismo. La domanda sorge spontanea nel cuore di ognuno di noi: cosa faremmo se fossimo al posto dei colleghi di Sandra? Saremmo disposti a rinunciare ai nostri interessi per aiutare qualcuno che non sia un nostro congiunto? Due giorni e una notte si pone, dunque come occasione di redenzione per tutti coloro che vedono la richiesta di Sandra come la possibilità di riscattarsi per il proprio egoismo, per fare la cosa giusta, per iniziare una nuova vita. E Sandra? Sandra è un’eroina dei nostri tempi. Non è Jack Bauer, protagonista del fortunato serial 24, che in ogni stagione ha solo un giorno di tempo per sventare una minaccia terroristica ma è una donna che deve lottare per cercare di riaffermarsi nel mondo. E, al di là del finale, ritengo che la battuta conclusiva paghi tutte le umiliazioni che il personaggio, brillantemente interpretato da Marion Cotillard, ha dovuto sopportare, lasciando ad ognuno di noi un messaggio di speranza: «Ci siamo battuti bene, sono felice!»

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